SCUOLA. LA VACANZA INFINITA – di Alessandro Turchi

Nel nostro Paese, sembra evidente da anni, la formazione, la crescita culturale e l’efficienza della scuola pubblica, non sono priorità e non rappresentano altrettanti obiettivi della politica. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e c’è chi, preso atto della pluralità delle agenzie formative, accenna ad una sorta di smantellamento del sistema nazionale di istruzione. I fatti sono evidenti e prendiamo atto che le modalità per distruggere il nostro sistema formativo sono molteplici e vanno dalle mancate riforme (pensiamo a quella degli organi collegiali, fermi al 1974 e non più coerenti con l’autonomia, che pure è di venti anni fa) ai tagli indiscriminati di classi, di personale e di fondi di questi anni. Ma dobbiamo anche far riferimento alla mancata manutenzione degli edifici, causata a sua volta dalle minori risorse di comuni e province, spesso con il rischio forte per la sicurezza, con scuole senza neanche le certificazioni che ne attestino l’agibilità e senza misure minime di salvaguardia dell’incolumità degli alunni. In questi giorni abbiamo potuto aggiungere un’ennesima modalità di smantellamento dl nostro sistema formativo pubblico, quello che attiene alle vacanze prolungate. Costringere i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze, a rimanere a casa per giorni e giorni, fra vacanze pasquali e ponti di primavera (in alcuni casi anche due settimane consecutive), è un modo come un altro per mettere in difficoltà i genitori, che lavorano e che hanno comunque una organizzazione familiare precisa. Ma è anche un modo per dichiarare, implicitamente, che il sistema scolastico è un “inutile orpello”, è precario, fra ponti, feste, festicciole, elezioni, allerta meteo e chi più ne ha più ne metta. Si cari studenti, care famiglie, eccoci qua, siamo la scuola, con orari flessibili, con programmi flessibili, con autonomia flessibile, con personale (spesso) precario e con calendari ballerini. Chiamiamola offerta formativa “eventuale”.